... Può sembrare strano ma generalmente la prima volta che un giovane scopre l’esistenza dell’alcol e perché un genitore o un familiare stretto lo invita affettuosamente ad assaggiare un “goccia di vino”, bagnandosi le labbra. Ci sono bambini che restano perplessi e si ritraggono, altri che non esitano neanche un istante, e, animati da una certa curiosità, accettano di scoprire se quello che bevono i grandi sia buono o cattivo. Di solito questa scena si svolge in un clima festoso, dove per un momento i bambini hanno l’occasione di sentirsi grandi, per poi ritrarsi storcendo il naso perché il sapore dell’alcol è troppo forte e non incontra i loro gusti, anche se alcuni di loro chiedono di ripetere l’assaggio. In queste circostanze gli adulti presenti ridono bonariamente facendo capire ai bambini che sono ancora piccoli e che potranno bere solo quando saranno cresciuti. E’ qui che questi bambini, futuri adolescenti, cominciano a legare la possibilità di bere alla crescita e all’autonomia, se non altro perché, quando saranno grandi, potranno decidere da soli se bere alcolici o meno...

Gli adolescenti, l’alcol e le droghe, Mondadori 2015

... E’ vero che le separazioni fanno crescere, come è vero che gli abbandoni arrestano la crescita e il confine che li separa è sfumato a tal punto da rendere ogni separazione anche un abbandono...

Psicopatologia web mediata, Springer-Verlag 2013

Come fare a capire quando i figli hanno bisogno di noi o quando invece sono soffocati dalla nostra presenza ?... Ce ne accorgiamo perché quando riusciamo a dare fiducia stiamo bene con noi stessi a prescindere da ciò che stanno combinando. Fidarsi non significa non sapere mai quello che fanno, ma tollerare un livello di giusta preoccupazione facendoci carico dell’ansia che sentiamo, senza negare di sentirla...

Gli adolescenti, l’alcol e le droghe, Mondadori 2015

... La perdita di controllo non deve essere considerata come un evento negativo. In condizioni di normalità a tutti succede di perdere il controllo di se stessi e di portare la mente da un’altra parte. Capita quando siamo distratti, quando siamo assorti nella lettura, durante un sogno a occhi aperti, quando giochiamo al computer o quando ci rifugiamo nelle fantasie prima di addormentarci. Possiamo perdere il controllo quando ci arrabbiamo o per un momento di improvvisa felicità, per una forte emozione o per reagire a noia e tristezza...

Gli adolescenti, l’alcol e le droghe, Mondadori 2015

...Una droga può essere pesante perché da un punto di vista chimico è una sostanza potente, oppure perché riveste un’importanza particolare nella mente di chi ne fa uso. In questi casi diventa qualcosa di indispensabile, al di là se dia dipendenza fisica o meno, non tanto per l’intensità dei suoi effetti ma per il ruolo che svolge nella mente di un adolescente. Ad esempio, un ragazzo che si fa una canna appena esce di casa prima di entrare a scuola, ne sentirà l’effetto lungo tutta la giornata e questo gli impedirà di stare in classe come dovrebbe, cioè con sufficiente lucidità mentale per poter pensare ed essere se stesso quando entra in relazione con gli altri. Se accade questo e un adolescente si presenta in classe sempre “fatto” non significa che è già un tossicodipendente, ma che non può permettersi di pensare. Qualcosa nella sua mente o nell’immagine che ha di se stesso non funziona come dovrebbe e questo fa della sua canna mattutina una droga pesante, perché a quella canna viene chiesto di svolgere un compito che in realtà per lui è una necessità. Per questo viene fumata in un momento della giornata in cui non si dovrebbe fare. Una canna diventa, invece, una droga leggera quando non è indispensabile e può essere fumata con calma, la sera, in compagnia, senza essere una cosa urgente. In un certo senso una canna è una droga leggera quando può essere attesa...

Gli adolescenti, l’alcol e le droghe, Mondadori 2015

... Io credo che esista un filo neanche sottile, una linea di continuità che lega i ragazzi con manifestazioni crescenti di ritiro sociale con quelli che invece soccombono di fronte ad esperienze di umiliazione e vergogna, amplificate da quell’enorme visibilità che caratterizza le relazioni dei ragazzi nativi digitali. I giovani che vanno malvolentieri a scuola fino a smettere di andarci, che escono di rado, che non fanno attività fisiche e che passano tutto il tempo a loro disposizione giocando on line, presentano una specifica difficoltà a usare in modo costruttivo l’aggressività e a esprimersi emotivamente, se non attraverso esplosioni di rabbia. Si tratta della stessa rabbia, trattenuta a stento, visibile in chi è vittima di vessazioni continue, in chi non riesce a reagire di fronte a una atto di prepotenza e, così facendo, si rende disponibile, senza saperlo, a essere di nuovo perseguitato

Cyberbullismo, Mondadori 2014

... Quando un bambino diventa consapevole della sua aggressività comincia a dire di no. Del resto, accettare il no di un figlio non è mai facile, ma rappresenta un successo come genitori, perché è la prova che lo stiamo crescendo nella libertà di stare al mondo, di esprimere il suo autentico punta di vista. Dicendo di no, un bambino rivendica con aggressività uno spazio per affermare il suo diritto di esistere, dimostrando grande fiducia nei suoi genitori, che può permettersi di deludere perché non ha paura di perdere il loro amore. Non si sente quindi ricattato. Un adolescente che dice di no si sente libero di farlo nella misura in cui i genitori riescono a fidarsi di lui. L’alternativa è la menzogna che, quando è reiterata, rappresenta il tentativo di sfuggire a quelle forme di presenza genitoriale, che nascono per essere protettive ma che diventano solo controllanti ...

Cyberbullismo, Mondadori 2014

...Quando osservando un bambino mentre fa qualcosa che ci meraviglia, a volte, ci chiediamo “ma da chi ha preso ? ” Questo è il momento in cui appare evidente che un figlio può essere anche diverso da mamma e papà, e, su certi aspetti, non somigliare ne all’uno e ne all’altro, ma essere solo se stesso..

Quando internet diventa una droga, Einaudi 2011

....Esistono due tendenze che procedono in direzione opposta e che non hanno a che fare con il carattere innato dei bambini ma fanno parte del vissuto dei genitori: la tendenza a dare fiducia e la tendenza a trattenere. Come genitori incontriamo queste difficoltà quando i figli piccoli non si accontentano più di stare solo in braccio ma protestano e si agitano, animati dal desiderio di giocare e dalla curiosità di scoprire. Giochiamo con loro, sapendo che all’inizio è bene farli vincere sempre, perché in questo modo avranno il tempo per imparare ad accettare le sconfitte, ma soprattutto i bambini hanno bisogno di giocare con qualcuno che abbia realmente voglia di giocare con loro. La dipendenza sana, così come la capacità di aspettare e di riuscire a stare bene anche da soli, nascono dal piacere di fare le cose insieme e su questo piacere non è possibile mentire, perché se un genitore, come è normale che capiti, fa solo finta di voler giocare, di solito il gioco si interrompe prima del tempo tra capricci e rimproveri...

Gli adolescenti, l’alcol e le droghe, Mondadori 2015

... Quando pensiamo di aiutare un figlio a crescere siamo sempre in buona fede, anche se dobbiamo accettare di non conoscere sempre e fino in fondo ciò che è meglio per lui, soprattutto quando sentiamo che non coincide con il meglio per noi. Diamo fiducia ai figli quando in nostra assenza riusciamo a immaginare che si stiano divertendo e siamo contenti per loro, li tratteniamo, quando pensiamo che senza di noi si sentano soli, nonostante sia evidente che siamo noi a essere angosciati per primi. Come genitori dobbiamo ammettere di essere dipendenti dai nostri figli prima ancora che loro sappiano che esiste la dipendenza...

Gli adolescenti, l’alcol e le droghe, Mondadori 2015

... Per vivere bene non è necessario sapere di più ma conoscere meglio se stessi, e ciò che i genitori non devono dimenticare è quanto la crescita dei figli può farli sentire soli. Ce ne rendiamo conto il primo giorno di scuola, o in occasione della “prima uscita di casa” o del primo viaggio fatto da soli... tutte le volte che controlliamo di nascosto quello che fanno o cerchiamo di capire quello che pensano, non si tratta di “amore speciale”, ma di incapacità a separarsi da loro...

Gli adolescenti, l’alcol e le droghe, Mondadori 2015

... Chiunque osservando un figlio cerca anche se stesso, e credo che questo rappresenti un diritto di qualsiasi genitore, soltanto sopravvive dentro di noi la possibilità di meravigliarci di fronte a qualcosa che lui compie e che non ci aspettiamo. Quando un figlio ci meraviglia vuol dire che sta crescendo. Quando un figlio ci preoccupa, qualcosa non sta funzionando e non è detto che dipenda da lui. Del resto conoscerlo non significa essere al corrente di tutti i suoi pensieri, o nascondere il nostro bisogno di essere partecipi alla sua esistenza, ma piuttosto accettare che questa partecipazione rispetti essa pure il suo bisogno di prendere le distanze da noi. E’ proprio qui che, come genitori, abbiamo l’occasione di crescere, finalmente rinunciando all’illusione di fare il mondo a nostra immagine e somiglianza...

Cyberbullismo, Mondadori 2014

...Nessun genitore vorrebbe vedere il proprio figlio soffrire e per questo, a volte, diventa difficile capire qual è il confine che separa una presenza che aiuta, da una presenza che invade. Il pregiudizio spesso condiziona i nostri pensieri e ci fa considerare internet e l’uso serrato di computer e telefonini come qualcosa di nocivo, da proibire a priori. Dobbiamo tener conto che i ragazzi di oggi stanno al mondo in un altro modo, non perché sono adolescenti, ma perché hanno un modo di parlare, di leggere e di agire che rivela un modo diverso di apprendere e che non può essere considerato patologico solo perché è a noi incomprensibile...

Cyberbullismo, Mondadori 2014

Programma Clinico

Tra Gioco e Realtà - ONLUSL’UNITA’ OPERATIVA DI NEUROPSICHIATRIA INFANTILE, IL DAY HOSPITAL DI PSICHIATRIA - FONDAZIONE POLICLINICO A. GEMELLI DI ROMA - E “TRA GIOCO E REALTA’ ONLUS” collaborano nell’attività assistenziale, nell’ottica della presa in carico dei bisogni emotivi e sociali globali, individuali e familiari. 

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